Se fate l’istruttore o se siete un maestro o più semplicemente operate in un contesto di giovani, sicuramente vi sarà capitato che mentre parlate un bambino si distrae e inizia a parlare con un suo compagno. Ma è lui che non rispetta le regole? O sono io che potrei provare a essere più interessante per lui?
Iniziamo col dire che in qualsiasi contesto ci troviamo durante la nostra giornata, se siamo vicino ad altre persone vuol dire che stiamo comunicando qualcosa. Infatti il primo assioma della comunicazione dice che è impossibile non comunicare e ciò significa che si comunica sempre e comunque. Questo concetto vale per la vita in generale, ma anche per il contesto in cui operiamo/lavoriamo: è quindi un tema che tocca molto da vicino la figura dell’istruttore sportivo. Perciò l’unica cosa da fare è cercare di farlo nel modo migliore possibile.
La comunicazione consiste di due aspetti fondamentali:
– un aspetto digitale, cioè di contenuto
– un aspetto relazionale, dipendente dalla modalità con cui comunichiamo
Possiamo anche essere i più competenti a livello nazionale, sapere tutto e proporre le migliori esercitazioni, ma state certi che se non comunicate con i vostri ragazzi nel modo corretto, tutto il vostro sapere risulterà inutile. Ogni qualvolta vi è una trasmissione di un messaggio, chi lo riceve ha una reazione SEMPRE, e quindi spedisce un informazione di ritorno all’emittente del messaggio. Questa informazione di ritorno prende il nome di “feedback”.
Prendendo ad esempio il nostro caso di istruttore, possiamo schematizzare così:
Nel caso in cui, mentre stiamo parlando, notiamo bambini che si distraggono o sbadigliano, questo deve chiaramente essere interpretato come un feedback negativo: significa che praticamente non stiamo dicendo nulla di interessante per loro. O meglio: magari sarebbe anche interessante, ma lo stiamo dicendo in un modo che non cattura la loro attenzione. Se ci pensiamo, quando proponiamo giochi divertenti, che piacciono a tutti i nostri giocatori, nessuno ha il tempo di distrarsi o di parlare con qualcun’altra, e tanto meno di sbadigliare!
Per cui è fondamentale cercare di migliorare il proprio aspetto relazionale della comunicazione, ossia cercare di adottare un linguaggio adatto alla fascia d’età dei bambini che abbiamo di fronte, usare gesti e atteggiamenti che possano attirare la curiosità degli individui con cui stiamo comunicando.
Molte volte il messaggio (chiamato anche codice) può essere recepito male a causa della modalità di trasmissione. Ad esempio, se ci rivolgiamo a un bambino urlando, gridando, con un tono aggressivo, per dirgli che ha sbagliato e quindi dargli dei consigli su quello che dovrà fare la prossima volta, probabilmente egli non capirà perché sarà impaurito dal nostro atteggiamento, e si chiuderà verso di noi, senza dedicarci la sua attenzione e senza capire il contenuto del nostro messaggio.
La capacità di osservazione, di interpretazione del feedback dei nostri giovani che abbiamo di fronte risulta quindi determinante per poter capire se il nostro messaggio è stato recepito, ed eventualmente dove possiamo migliorare. Qualcuno è più portato alla comunicazione, soprattutto con i giovani, altri meno, ma ciò non toglie che ognuno di noi possa valutare se stesso e cercare di capire dove poter migliorare. La prossima volta che scenderemo in campo cerchiamo di fare attenzione ai feedback che riceviamo, e valutiamo se ci soddisfano o no. Chiaramente i vari feedback dipendono dalle situazioni in cui ci troviamo, e non scordate che anche il silenzio è una forma di comunicazione.
Prossimamente pubblicheremo una griglia per l’autovalutazione della propria comunicazione! Seguiteci!

